venerdì 15 luglio 2011

Evocazioni a catena

Ricordo un vecchio motto: "quando il mare sarà morto, cosa ce ne faremo della Luna?"
Avevo circa 7 - 8 anni quando mi capitò di leggerlo.
Effettivamente può essere applicato ad un sacco di eventi...

Nei primi anni novanta conobbi una ragazzo che proprio non mi andava a genio. In più occasioni mi capitò di avere svariate "discussioni" con simpatici contorni di scontri fisici.
Il tipo godeva a provocarmi, cercare di toccare i miei "nervi scoperti" (e ne avevo una pletora ben esposta), a far sì che, in un modo o nell'altro, si arrivasse al "cozzo".
Insomma, non posso dire che nutrissi una certa simpatia nei suoi riguardi.

Tanti anni dopo mi ritrovai a rimembrare quegli eventi.
Mettere insieme i pezzi della propria vita esaminandoli da una diversa prospettiva rende la visione completamente mutata.
In fondo era proprio una brillante canaglia. Se avessimo voluto, avremmo potuto trasferire i nostri contrasti su di un altro piano, ben più drastico.
Invece era uno sfotto' continuo, qualche buffetto e qualche spinta.
E devo ammettere che era anche piuttosto arguto.
Lo cercai.
Tra l'altro avevamo conoscenze in comune.
Non nel senso dell'edificio.
"ah, sì, me lo ricordo... Era sempre quello che si prendeva la colpa di qualsiasi bravata altrui... ERA un bravo ragazzo, tutto sommato..."
- "come ERA? Adesso è un delinquente???"
-"No, Flavio, "era" perché è morto. Investito mentre cercava di aiutare una persona rimasta in panne con l'auto... pare che nemmeno la conoscesse..."

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