Devo pur collocare un paletto in questo momento, in questo luogo, nei tessuti della mia carne che, sempre fedele, è rimasta attaccata allo scheletro senza soluzione di continuità.
Quella sfera dorata alla fine non è mai andata via dalla mia vista.
Il cartoncino delle copertine storiche della "Domenica del Corriere" era veramente ottimo per i miei scopi.
Il sapone diluito creava la giusta coesione mercé della quale il gas restava imprigionato.
Era veramente poca cosa, ma era tutto quello che il sole, il cielo azzurro ed il verde dell'erba potevano regalarmi un quei giorni di luce eterna.
Alla fine quella palla ero riuscito davvero a toglierla da sotto l'incrocio dei pali. In effetti il tiro mi aveva preso un po' di sorpresa ma, senza falsa modestia, non sarebbero mai riusciti a farmi goal in quegli ultimi minuti di quella partita disputata sul finire del 2001.
Atterrai con una certa violenza.
Non mi ero accorto quanto l'estate fosse ormai vicina.
Io ero lì, steso sull'erba di plastica, con il resto dei giocatori intenti a riprendere il match, il mio sguardo perso verso l'orizzonte che spaziava su di un prato incredibile. Oltre la rete del campo, oltre le mie dita, oltre di me.
Quel profumo...
Mi ero sempre chiesto quando avrei di nuovo provato quell'emozione, tutto quell'amore, quell'abbraccio che quasi quasi poteva sembrare quello della mamma.
Lo ricordo, la mattina di giugno, un giugno qualsiasi, il sole del mattino mi sussurrava parole gentili, mi rassicurava su tutto quello che poteva succedere, nulla sarebbe mai andato storto.
Ed io lo abbracciavo con tutto me stesso.
Ero solo un bambino, veramente tanto piccino.
La partita finì, i riflettori furono spenti.
Mentre tutti rientravano negli spogliatoi, io rimasi ancora qualche istante in campo.
Mi resi conto che era successo di nuovo, la vita mi aveva fatto capire il perché di tutto quanto.
Solo un attimo. Veramente un attimo.
Ogni tanto ci provo.
Allargo le braccia nelle mattine d'estate ed attendo d'esser cinto ancora.
sabato 22 giugno 2013
mercoledì 2 gennaio 2013
Un altro capodanno...
A cavallo del 90/91 eravamo tutti irremovibili circa il nostro proposito di festeggiare il primo di gennaio come sempre.
Un classico di sicuro successo.
Dopo una sanissima dormita ci saremmo incontrati nel primo pomeriggio per perfezionare la "partitella iniziale".
I protagonisti dell'impresa? Sempre loro, gli eroi dei miei "amabili" ricordi.
Ettore, Mauro, Fabrizio, Pizzico,Mauro R., mio fratello e Faustino, tra gli altri.
Personaggi dallo spessore relativo per molti, assoluto per il sottoscritto.
"Andiamo a giocare al solito posto?"
Il solito posto era il campo annesso ad uno stabilimento balneare di Pescara, teatro di mille partite estive dagli esisti narrati con enfasi a dir poco epica.
L'incontro era fissato in via Cavour, altezza ex tracciato ferroviario.
"Meno male che non piove"
Pizzico aveva lo sguardo rivolto verso il cielo, cercando di captare l'igroscopicità della sua chioma e la tenuta del gel che la coibentava.
"E dai, che abbiamo paura di un po' di umidità?"
Mauro era impeccabile nella sua tenuta azzurra.
La cura del particolare lasciava intuire la sua maniacale attenzione nell'effettuare gli accostamenti cromatici.
"Forza, andiamo, prima che si faccia troppo tardi... alle 16.30 sarà già buio!"
Modi spicci e risolutezza, il paradigma di Ettore "Ettorino".
Ore 15.
Il campo da calcetto presentava vistose pozzanghere in varie zone della tre quarti e di un'area di rigore.
Ad un esame meno superficiale la natura della composizione dei liquidi costituenti le pozze lasciò tutti sgomenti.
"Riso, Piselli ed affini... chiaramente un rigurgito!!"
"Ma come diavolo!??!?"
"Raga', aprite gli occhi... qui ieri sera c'è stato un veglione... i bagordi alcolici avranno avuto certamente degli strascichi..."
Il cinismo di Ettore non lasciava adito a repliche.
Sconsolati cominciammo a cercare di valutare la reale estensione del "danno".
"La linea di fondo, l'area di rigore ed una porzione della porta sono assolutamente impraticabili..."
Fece notare Mauro, non nascondendo una certa nausea.
Nel mentre notai un tubo collegato ad un rubinetto.
Acqua!!
Pianificai rapidamente un piano per salvare la situazione.
Con un getto ben direzionato avrei sicuramente bonificato le zone "acide"... una bella lavata era proprio quello che ci voleva!
Senza interpellare gli altri mi misi all'opera.
Dopo un paio di innaffiate gli esiti furono subito ben evidenti.
Non solo tutto il materiale d'origine gastrica non aveva subito migrazione, cosa che suscitò una certa delusione nel sottoscritto, ma, inoltre, ora si era distribuito su di una superficie ben maggiore.
In pratica avevo annacquato il tutto, diluito la sostanza immonda in modo che le proporzioni tra il praticabile ed il non si trovassero ora in rapporti poco vantaggiosi per noi.
"Flavio ma che c@#@# stai a fare??"
Pizzico non si era tolto nemmeno il giaccone, ben risoluto a tornare a casa.
"Tranquillo ho io l'idea giusta!"
Mio fratello, Marco, stava raccattando qui e là fogli di cartone e lamiere con sopra stampati vari tipi di gelati.
Con sistematicità li sistemò con pervicacia in modo da coprire le zone nauseabonde.
"A posto! Giochiamo!!"
"A posto!??!!? Ma è uno schifo! Sei scemo??"
La reazione fu pressoché unanime.
"E' Buono!! Dai, il campo è a posto, cominciamo!"
Mauro non era convinto affatto:
"Ma che buono!! Possiamo prenderci qualche malattia!!"
Faustino, in un angolo asciutto, stava palleggiando contro il muro perimetrale.
"Vedete, anche lui è d'accordo!"
In realtà per Faustino la partita era già terminata, tutto preso nei suoi pensieri attinenti ai videogiochi ed alle future battute di nascondino.
"Avanti, ragazzi è BUONO!! Assolutamente BUONO!!!"
La partita cominciò regolarmente.
Tutti evitavano di colpire la palla di testa.
Nessuno cercava lo stop di petto.
Qualcuno tirava un timido calcetto con la punta del piede.
"DAIIII! Sembrate delle signorine!! Metteteci GRINTA!!!"
Mauro cercò un approccio più diplomatico:
"Ma se proseguissimo da un'altra parte??"
"Sei diventato scemo??? Il match è iniziato! Non possiamo fermarci."
Lo stallo fu interrotto alla mezz'ora di gioco.
Fabrizio, in un affondo maldestro non riuscì a conservare l'equilibrio e... PLAFF...
Faustino era il suo diretto inseguitore... gli rovinò addosso...
"No, non è possibile... non possiamo.. non è giusto..."
Dopo pochi secondi li vedemmo correre verso il mare...
Bagno del primo gennaio 1991...
Tornai a casa poco dopo.
La doccia durò quasi un'ora.
L'odore di acido torna ancora oggi a popolare i miei incubi notturni.
Un classico di sicuro successo.
Dopo una sanissima dormita ci saremmo incontrati nel primo pomeriggio per perfezionare la "partitella iniziale".
I protagonisti dell'impresa? Sempre loro, gli eroi dei miei "amabili" ricordi.
Ettore, Mauro, Fabrizio, Pizzico,Mauro R., mio fratello e Faustino, tra gli altri.
Personaggi dallo spessore relativo per molti, assoluto per il sottoscritto.
"Andiamo a giocare al solito posto?"
Il solito posto era il campo annesso ad uno stabilimento balneare di Pescara, teatro di mille partite estive dagli esisti narrati con enfasi a dir poco epica.
L'incontro era fissato in via Cavour, altezza ex tracciato ferroviario.
"Meno male che non piove"
Pizzico aveva lo sguardo rivolto verso il cielo, cercando di captare l'igroscopicità della sua chioma e la tenuta del gel che la coibentava.
"E dai, che abbiamo paura di un po' di umidità?"
Mauro era impeccabile nella sua tenuta azzurra.
La cura del particolare lasciava intuire la sua maniacale attenzione nell'effettuare gli accostamenti cromatici.
"Forza, andiamo, prima che si faccia troppo tardi... alle 16.30 sarà già buio!"
Modi spicci e risolutezza, il paradigma di Ettore "Ettorino".
Ore 15.
Il campo da calcetto presentava vistose pozzanghere in varie zone della tre quarti e di un'area di rigore.
Ad un esame meno superficiale la natura della composizione dei liquidi costituenti le pozze lasciò tutti sgomenti.
"Riso, Piselli ed affini... chiaramente un rigurgito!!"
"Ma come diavolo!??!?"
"Raga', aprite gli occhi... qui ieri sera c'è stato un veglione... i bagordi alcolici avranno avuto certamente degli strascichi..."
Il cinismo di Ettore non lasciava adito a repliche.
Sconsolati cominciammo a cercare di valutare la reale estensione del "danno".
"La linea di fondo, l'area di rigore ed una porzione della porta sono assolutamente impraticabili..."
Fece notare Mauro, non nascondendo una certa nausea.
Nel mentre notai un tubo collegato ad un rubinetto.
Acqua!!
Pianificai rapidamente un piano per salvare la situazione.
Con un getto ben direzionato avrei sicuramente bonificato le zone "acide"... una bella lavata era proprio quello che ci voleva!
Senza interpellare gli altri mi misi all'opera.
Dopo un paio di innaffiate gli esiti furono subito ben evidenti.
Non solo tutto il materiale d'origine gastrica non aveva subito migrazione, cosa che suscitò una certa delusione nel sottoscritto, ma, inoltre, ora si era distribuito su di una superficie ben maggiore.
In pratica avevo annacquato il tutto, diluito la sostanza immonda in modo che le proporzioni tra il praticabile ed il non si trovassero ora in rapporti poco vantaggiosi per noi.
"Flavio ma che c@#@# stai a fare??"
Pizzico non si era tolto nemmeno il giaccone, ben risoluto a tornare a casa.
"Tranquillo ho io l'idea giusta!"
Mio fratello, Marco, stava raccattando qui e là fogli di cartone e lamiere con sopra stampati vari tipi di gelati.
Con sistematicità li sistemò con pervicacia in modo da coprire le zone nauseabonde.
"A posto! Giochiamo!!"
"A posto!??!!? Ma è uno schifo! Sei scemo??"
La reazione fu pressoché unanime.
"E' Buono!! Dai, il campo è a posto, cominciamo!"
Mauro non era convinto affatto:
"Ma che buono!! Possiamo prenderci qualche malattia!!"
Faustino, in un angolo asciutto, stava palleggiando contro il muro perimetrale.
"Vedete, anche lui è d'accordo!"
In realtà per Faustino la partita era già terminata, tutto preso nei suoi pensieri attinenti ai videogiochi ed alle future battute di nascondino.
"Avanti, ragazzi è BUONO!! Assolutamente BUONO!!!"
La partita cominciò regolarmente.
Tutti evitavano di colpire la palla di testa.
Nessuno cercava lo stop di petto.
Qualcuno tirava un timido calcetto con la punta del piede.
"DAIIII! Sembrate delle signorine!! Metteteci GRINTA!!!"
Mauro cercò un approccio più diplomatico:
"Ma se proseguissimo da un'altra parte??"
"Sei diventato scemo??? Il match è iniziato! Non possiamo fermarci."
Lo stallo fu interrotto alla mezz'ora di gioco.
Fabrizio, in un affondo maldestro non riuscì a conservare l'equilibrio e... PLAFF...
Faustino era il suo diretto inseguitore... gli rovinò addosso...
"No, non è possibile... non possiamo.. non è giusto..."
Dopo pochi secondi li vedemmo correre verso il mare...
Bagno del primo gennaio 1991...
Tornai a casa poco dopo.
La doccia durò quasi un'ora.
L'odore di acido torna ancora oggi a popolare i miei incubi notturni.
martedì 21 agosto 2012
Tutto è uguale, o quasi.
Nonostante l'estate stia giungendo al termine, devo ammettere che questo è un periodo dell'anno che amo.
Il problema è la percezione mutevole del presente.
Il mio apparato sensoriale funziona sempre in maniera diversa.
Se in passato vedevo qualcosa bianco, era bianco, sentivo l'odore del bianco.
Ora dovrebbe esser così, ma il bianco non mi parla con lo stesso linguaggio.
Sembrerebbe quasi che voglia insultarmi.
La settimana scorsa ho suonato con la mia adorata Les Paul.
Anche lei non era uguale a quella dell'agosto di un anno fa.
Non sto parlando dei segni del tempo.
Io l'abbracciavo, la stringevo, ma lei non era quella di prima.
Insisto, questa volta non mi sto lamentando dell'inesorabile incedere della freccia termodinamica.
**
Anni fa partecipai ad una passatella micidiale, gin, vodka e altri torcibudella...
Alla fine eravamo tutti segnati!
Uscii a fare due passi.
Un temporale violentissimo stava spazzando via la polvere di quel paese salentino.
Alzai lo sguardo verso il cielo.
Tuoni e fulmini.
Il vento percuoteva il mio petto.
Ero bagnato fradicio.
Una notte davvero romantica.
Ed il bianco era veramente bianco.
Il problema è la percezione mutevole del presente.
Il mio apparato sensoriale funziona sempre in maniera diversa.
Se in passato vedevo qualcosa bianco, era bianco, sentivo l'odore del bianco.
Ora dovrebbe esser così, ma il bianco non mi parla con lo stesso linguaggio.
Sembrerebbe quasi che voglia insultarmi.
La settimana scorsa ho suonato con la mia adorata Les Paul.
Anche lei non era uguale a quella dell'agosto di un anno fa.
Non sto parlando dei segni del tempo.
Io l'abbracciavo, la stringevo, ma lei non era quella di prima.
Insisto, questa volta non mi sto lamentando dell'inesorabile incedere della freccia termodinamica.
**
Anni fa partecipai ad una passatella micidiale, gin, vodka e altri torcibudella...
Alla fine eravamo tutti segnati!
Uscii a fare due passi.
Un temporale violentissimo stava spazzando via la polvere di quel paese salentino.
Alzai lo sguardo verso il cielo.
Tuoni e fulmini.
Il vento percuoteva il mio petto.
Ero bagnato fradicio.
Una notte davvero romantica.
Ed il bianco era veramente bianco.
venerdì 22 giugno 2012
Ultimi arrivi...
Ok, sono sotto shock.
I motivi anagrafici contribuiscono ad alimentare quella che definirei "consapevolezza della collocazione spazio -tempo".
Ben scontornato nelle tre dimensioni spaziali e proiettato come un enorme verme in quella temporale.
Ho solo un pensiero fisso.
Un messaggio per coloro che mi conoscono: ognuno di voi custodisce un pezzetto della mia esistenza.
Siete voi i miei 40 anni.
Siete voi la mia vita.
I motivi anagrafici contribuiscono ad alimentare quella che definirei "consapevolezza della collocazione spazio -tempo".
Ben scontornato nelle tre dimensioni spaziali e proiettato come un enorme verme in quella temporale.
Ho solo un pensiero fisso.
Un messaggio per coloro che mi conoscono: ognuno di voi custodisce un pezzetto della mia esistenza.
Siete voi i miei 40 anni.
Siete voi la mia vita.
lunedì 7 maggio 2012
Boom Sonico
Sì sì, il problema è che io non riesco a comprendere ed a collocare la mia posizione in relazione al cono dell'onda d'urto generata dalla mia vita che si sposta a gran velocità.
In termini assoluti potrebbe apparir come robetta, ma io percepisco il tutto come un viaggio di qualche parsec, biglietto di sola andata... da pagare!
lunedì 13 febbraio 2012
Attese che attendono coloro che dovranno attendere.

Ok, ok, io non sono un viaggiatore provetto, la sedentarietà mio malgrado strizza l'occhio alla mia esistenza, occasionalmente ho dato l'impressione di amare la staticità.
Come provare a tutti i miei Flavi Sciarra che è tutto il contesto che si sposta portandoci con sé?
Fabio compie gli anni, io compierò gli anni.
Gli Intifada, i superstiti, sono uomini di mezza età.
Di norma io sono un personaggio "moderatamente" loquace, non mi fermo davanti agli sguardi attoniti degli ascoltatori esausti, non mi curo e non bado ai crolli del livello d'attenzione di coloro che accidentalmente restano imbrigliati in qualche discorso dalla struttura barocca da me improvvisato.
Eppure la compagnia di Fabio mi lascia spesso senza parole.
Parlo poco.
Lui ancor meno.
Probabilmente (la situazione) non necessita.
Ed ora ancora in divenire e con le braghe di tela nelle valigie.
In fondo se viaggiamo nello spazio, viaggiamo anche nel tempo.
Vediamo in quale epoca, questa volta, farò fermata.
mercoledì 26 ottobre 2011
Le Leggi Di Sharra

Non attendevo il suo arrivo con ansia.
Ha disseminato di prove della sua partenza l'esistenza delle ultime settimane, la volontà a farsi riconoscere c'era davvero tutta.
Ed io così ingenuo, credevo che tutto potesse ancora procedere tranquillamente, i binari delle mie leggi ben codificate, gli imprevisti attutiti da rimedi minuziosamente preparati in anni di certosina ricerca della sicurezza. LA SICUREZZA.
Ho solleticato la coda del drago addormentato.
Possiedo anche io un pezzettino di "Demon Core".
Mi appello disperatamente alle "Leggi Di Sharra"
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